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Manodopera

Gli arrivi di manodopera italiana in Tunisia sono difficilmente quantificabili. Si potrebbe pensare che, a partire dal 1881, i dati statistici siano più attendibili poiché l'amministrazione coloniale si fa più scrupolosa. In realtà, va precisato che i registri ufficiali non corrispondono alla realtà: non tutti gli Italiani si registrano presso il consolato all'arrivo a Tunisi, nonostante sia diventato obbligatorio, in special modo dopo il decreto del bey del 13 aprile 1898. Negli ultimi anni del XIX° secolo, c'è un continuo via vai che non permette di avere dati chiari. Inoltre, i censimenti a cura del consolato italiano non vengono fatti in modo capillare su tutto il territorio, limitandosi con una certa precisione solo alla città di Tunisi e dintorni e forse a qualche altra città importante. Le campagne sono in gran parte ignorate; nel migliore dei casi, vengono raccolti dati in modo estremamente superficiale, circoscrivendo il censimento ai borghi con più alta densità italiana e tralasciando completamente i nuclei famigliari sparpagliati nelle varie aziende agricole francesi. Tutte queste incertezze rendono estremamente facile la manipolazione delle cifre.

^ Contadini italiani (1906)




^ Mezzadri italiani davanti  alla loro casa, Borj-el-Amri (1906)


Al di là dei numeri tuttavia, è indubbio che, fra la fine del XIX° secolo e l'inizio di quello successivo, la popolazione italiana in Tunisia aumentò rapidamente e toccò il suo apice intorno agli anni Trenta. Questa nuova ondata migratoria era costituita da elementi nuovi dal punto di vista sociale. Fino alla metà del XIX° secolo, la comunità era formata da mercanti, banchieri, liberi professionisti, esuli politici, tutte persone in gran parte di buon livello culturale e, in alcuni casi, di elevato tenore di vita. Nella seconda metà dell'Ottocento si assiste all'arrivo di masse povere soprattutto dalla Sicilia. Certamente questi nuovi flussi migratori furono in buona parte determinati dall'inizio dei grandi lavori che la Francia avviò nel protettorato, alla fine dei quali molti emigrati decisero di non rientrare in Italia. Il professor Rainero ("La présence italienne en Tunisie de 1868 à 1896", in Les relations tuniso-italiennes dans le contexte du protectorat, Tunisi, 1999, p. 27) analizza alcuni casi sintetizzati nelle seguente tabella:

grandi lavori ed immigrazione
opera in costruzione
anni
arrivi
partenze
differenza
Porto di Tunisi
1892
16.487
13.474
3.013
Ferrovia Tunisi-Sousse-Kairouan
1894
13.056
10.974
2.082
1895
18.622
13.548
5.074
1896
20.116
15.476
4.640

Come si può notare dalla tabella, dopo ogni ondata di arrivi, un discreto numero di persone decise di fermarsi sul territorio tunisino. Rainero fissa a 71600 gli Italiani presenti in Tunisia nel 1901.

Non solo la composizione sociale varia rispetto all'emigrazione precedente il 1881, cambia anche la provenienza geografica. A cavallo fra Otto e Novecento, i Siciliani sono più numerosi: rappresentano il 72,5% del totale. Dal Centro Italia provengono il 16,3%: se consideriamo che fino all'avvento del protettorato, primeggiava la componente toscana (soprattutto livornese) , si coglie il cambiamento radicale avvenuto nella comunità. I Sardi, che sono il 3,8%, vanno ad occupare i posti nelle miniere del centro del paese. Dal Nord Italia proviene solo il 2,5%. Il censimento del 1921 riporta la cifra di 84 800. Nel 1926, gli italiani sono 89 216. Questi dati sono riportati da Francesco Bonura, (in Gli italiani in Tunisia ed il problema della naturalizzazione, Roma, 1929, p.59), che riferisce i dati ufficiali dei censimenti francesi.

I Francesi rappresentano un terzo circa della popolazione europea. Comunque sia, il loro numero è inferiore a quello degli Italiani: nel 1921, risultano essere 54 476. Nel 1936, nella sola città di Tunisi, vi sono 42 678 Francesi e 49 878 Italiani, come riporta B. Francolini ( «La Tunisia e il lavoro italiano», in Bollettino della R. Società Geografica Italiana, Serie VII, Vol. IV, Fasc. n° 3 -, marzo-aprile 1939, p. 265).

Questa anomalia tunisina avvelenerà i rapporti fra i due paesi europei fino alla seconda guerra mondiale e creerà condizioni di vita a volte difficili per gli Italo - tunisini. Francesco Bonura riporta la seguente proporzione:

rapporto immigrazione italiani/francesi
anni
francesi
italiani
1901
33
100
1911
52
100
1921
64
100
1928
79
100

Attorno agli anni Trenta, l'immigrazione italiana si stabilizza approssimativamente intorno a 94 289 persone. L'arrivo di esuli antifascisti non modificherà in modo sostanziale questi dati. L'aumento considerevole dei numeri nei primi trent'anni del XX° secolo non cambia tuttavia la configurazione sociale e culturale della comunità: l'elemento siciliano rimane predominante e costituisce la base popolare che entra in contatto più stretto con l'elemento locale, mentre l'intellighenzia è formata prevalentemente dai Livornesi. Su questo duplice binario la comunità italiana di Tunisia si evolverà fino all'indipendenza del paese.


Fonti: F. Bonura - B. Francolini - R. Rainero





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