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Livornesi

Se si fa eccezione dei rinnegati che hanno cercato di adattarsi al meglio ad una situazione che non avevano scelto, il primo nucleo che decide deliberatamente di stabilirsi in Tunisia è quello dei Livornesi la cui presenza a Tunisi viene attestata sin dai primi anni dell'annessione del paese all'impero ottomano (1574). Di religione ebraica, i Livornesi erano approdati da poco, alla fine del XVI secolo, nella città toscana. La loro storia è caratterizzata da trasferimenti ed esili. Dalla Spagna, paese in cui si attesta la loro presenza sin dall'antichità, furono cacciati nel 1492. Rifugiati in Portogallo, e costretti nel 1497 alla conversione, solo più tardi ebbero l'autorizzazione ad emigrare. Il passaggio in Portogallo, per quanto breve, finirà per caratterizzare in modo definitivo questa comunità che sarà per tutti la «comunità ebraica portoghese di Tunisia». Le famiglie che si stabilirono a Livorno fondarono dal nulla una nuova comunità. Fu comunque la penisola iberica a connotare profondamente la loro cultura. Ad essa rimasero fedeli, fieri portatori di una civiltà ormai disgregata, continuando a parlare e a scrivere lo spagnolo e il portoghese per lungo tempo ancora.

Stabilitisi da poco a Livorno, gli ebrei 'portoghesi' non tardarono ad allacciare relazioni commerciali con i porti del Nord-Africa. Lo sviluppo rapido dei commerci fece sì che si creassero filiali a Tunisi. Se in un primissimo momento, nessuna famiglia si stabilì nella città nordafricana, nel corso del XVII secolo, alcune vi si trasferirono in modo stabile. Alla fine del secolo si poteva contare un centinaio di individui circa stabilmente a Tunisi.

Questo primo nucleo che è relativamente poco italianizzato, mantiene tuttavia i legami con Livorno. Di fatto, i Livornesi di Tunisi si esprimono ancora in spagnolo o in portoghese nell'ambito famigliare, ma utilizzano l'italiano con i correligionari di Livorno e l'arabo con quelli di Tunisi. (Ma la lingua rimane ancora una questione controversa). Inoltre molti si stabiliscono nello stesso quartiere dei loro correligionari tunisini, il ghetto di Tunisi, cioè la Hara (anche se, già all'inizio del XIX° secolo, abiteranno in un altro quartiere). Con ogni probabilità, prevale in loro l'appartenenza religiosa rispetto alla provenienza geografica, ma le differenze sono enormi, in quanto la comunità livornese esprime comunque una cultura occidentale mentre gli altri vivono decisamente all'orientale. Infatti i Livornesi creeranno a Tunisi strutture proprie, compresa la sinagoga. E' in questo periodo che linguisticamente nasce la distinzione fra ebrei tunisini o Twansa (che è il plurale del termine arabo Tunsi) e ebrei livornesi o Grana (derivato dal termine arabo al singolare Gorni, a sua volta derivato da Ghernata, Livorno), distinzione tuttora in uso.

Negozianti e banchieri dai molteplici interessi, i Livornesi svilupparono varie attività nei secoli XVII° e XVIII°. Esse divennero a tal punto importanti da prendere posto in un suk, il suk-el-Grana, ovvero Mercato dei Livornesi, che crebbe fino a toccare gli altri mercati. In qualità di esportatori, avviarono verso la città d'origine e quindi verso la Toscana prodotti agricoli (soprattutto cereali e legumi), prodotti artigianali (stoffe), ma soprattutto merci portate fino a Tunisi dalla carovane transahariane e molto ambite in Europa, come piume di struzzo, avorio e polvere d'oro. Importavano in Tunisia prodotti di qualità, soprattutto tessili, ma anche marmo di Carrara in quantità per i palazzi beilicali e le moschee. Nonostante pagassero, in quanto ebrei, diritti doganali superiori rispetto a quelli pagati dai mercanti musulmani o cristiani, i Livornesi accrebbero in modo notevole gli scambi commerciali fra i due porti. Un altro campo di attività in cui emersero le loro capacità di abili negoziatori fu nel trattare il riscatto degli schiavi cristiani. In genere, un mercante operava a Tunisi in stretto rapporto con un corrispondente a Livorno che aveva ricevuto dalla famiglia dello schiavo la somma necessaria per il riscatto. Paul Sebag (Histoire des juifs de Tunisie, Parigi, 1991, pp. 85-86) riferisce che su 4000 riscatti , nell'arco di un secolo, circa 600 erano stati negoziati da Livornesi.

La comunità livornese di Tunisi continuò a crescere, nonostante il trattato del 10 luglio 1822 fra il Granducato di Toscana e la Reggenza di Tunisi equiparasse gli ebrei livornesi agli altri ebrei presenti nel paese e di fatto ne facesse dei sudditi dello stato tunisino. Questo accordo creò tali problemi che fu necessario, nel 1846, apportare delle modifiche. Ed è a partire da questa data che una nuova ondata migratoria da Livorno e dalla Toscana in genere viene a modificare ulteriormente il tessuto sociale. I 'nuovi Livornesi ' si distinguono dai 'vecchi' in quanto esprimono comportamenti del tutto europei. Vanno ad abitare nel quartiere europeo della città, ma soprattutto sono di cultura totalmente italiana e danno uno scossone alla vecchia comunità livornese contribuendo a re-italianizzarla. La loro influenza è tale che persino gli ebrei tunisini benestanti parleranno correntemente l'italiano e saranno in grado di scriverlo correttamente.


Fonti: Elia Boccara - Paul Sebag





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