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Schiavi cristiani

Con ogni probabilità, sono le scorrerie dei corsari barbareschi con il conseguente carico di schiavi cristiani a costituire la base del primo nucleo di quella comunità di italiani stabilitisi nel paese nordafricano, che diventerà numericamente importante dalla fine del XIX° secolo fino alla metà del XX°. Nei secoli XVII° e XVIII°, i cristiani liberi a Tunisi sono meno numerosi degli schiavi anche se questi ultimi non raggiungono cifre elevate. Il francese Venture de Paradis, che visse in quella città dal 1780 al 1786, riferisce che non ce ne sono più di duecento (Tunis et Alger au XVIII° siècle, Paris, 1983, p. 69).

Il primo nucleo di italiani sulle coste nordafricane è dunque, quasi certamente , costituito da schiavi affrancati, alcuni dei quali svolgono mansioni importanti alla corte del Bey. Alcuni di questi schiavi, per poter affrancarsi, prendevano la decisione di passare all'Islam, rinnegando - più o meno - definitivamente la fede cristiana. Fra questi, alcuni misero a frutto le proprie capacità e, grazie ad una spiccata intraprendenza, riuscirono a scalare i vari gradini della gerarchia sociale. Nei periodi d'oro della guerra corsara, divennero raìs (ovvero capitani di una nave) ed ebbero modo di ascendere alle massime cariche militari, come il calabrese Uluj Ali o il più illustre Osta Morat , il 'turco genovese '. Divenuto capo della flotta tunisina, intorno al 1615, costui riuscì a prendere il potere e a governare il paese per tre anni.

^ il conte Raffo


Un ruolo importante ebbe anche il conte Giuseppe Raffo, originario di Chiavari, che, all'inizio del XIX° secolo 'dai pirati portato bambino colla madre a Tunisi, era divenuto fratello di latte [del Bey]' (Comitato Italiano della Camera di Commercio ed Arti, Gli Italiani di Tunisia, Tunisi, 1906, p. 172). Fu per lunghi anni ministro degli esteri del Bey, carica che gli permise di acquisire onori e beni.


Fonti: S. Bono - Venture de Paradis





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